NEUROMARKETING:

il comportamento del consumatore

nel processo d'acquisto

 

Il neuromarketing è una scienza nata dall’incontro tra il marketing e la psicologia comportamentale.

Analizza il comportamento degli individui durante il processo d’acquisto, ovvero, da quando entra in contatto per la prima volta con uno stimolo esterno (pubblicità, slogan, ecc.) fino all’entrata in possesso dell’oggetto che tanto desidera.

 

Durante questo processo, il consumatore non dà ascolto soltanto alla mente, tenendo conto di vantaggi e svantaggi che quel prodotto procurerebbe dopo l'acquisto, ma anche alle proprie emozioni: infatti, ognuno di noi viene inevitabilmente influenzato da una serie di fattori irrazionali di cui non è consapevole. 

 

Il neuromarketing, quindi, misura i fenomeni inconsci che si verificano e ci spingono ad effettuare la scelta d’acquisto. Inoltre, questa scienza testa l’efficacia dell’advertising e delle strategie di vendita aziendali, proponendo soluzioni che coinvolgano emotivamente il consumatore, persuadendolo a comprare un certo prodotto.

 

Qual è la differenza tra neuromarketing e marketing tradizionale?

 

Il marketing tradizionale non prende in considerazione desideri, paure, giudizio sociale, esperienze passate, che invece condizionano un consumatore.

 

Le emozioni hanno un ruolo importante: l’uomo non è solo un essere razionale, che decide attraverso la mens cogitans.

 

Numerosi esperimenti di neuromarketing, condotti su consumatori nei supermarket o negozi, hanno dimostrato che il 95% degli acquisti vengono guidati dalla parte inconscia del cervello.

 

A cosa serve il neuromarketing?

 

Il neuromarketing viene impiegato in molte indagini di consumo, fondamentali per pianificare ed attuare strategie di promozione, brand awareness e di vendita delle aziende.

 

I dettagli fanno davvero la differenza: in alcuni store, infatti, gli scaffali vengono posizionati apposta per invitare il cliente all’acquisto, la musica in sottofondo è scelta in modo tale da rilassare, oppure il packaging viene presentato con una certa forma e/o colore, suscitando dei piacevoli ricordi.

 

Ti sei mai chiesto perché le caramelle, dolciumi e beni ‘’non necessari’’

vengano posti accanto alle casse in un supermarket?

 

Il neuromarketing ha tracciato il comportamento del consumatore durante la spesa ed è emerso che sia più facile vendere dei prodotti poco costosi dopo aver speso già tanto per altri beni di prima necessità. Il costo di un pacchetto di caramelle risulta, infatti, irrilevante rispetto ad un carrello pieno di scorte.

 

 

Per l'e-commerce, ad esempio, il neuromarketing è diventato essenziale: permette di verificare che un sito web sia user-friendly (che garantisce un’esperienza utente positiva durante la navigazione), accattivante e guidi il consumatore all’acquisto brevemente e in semplici mosse.

 

 

In fondo, ognuno di noi si aspetta che, visitando un sito web, quest'ultimo sia chiaro (dal punto di vista comunicativo), abbia una bella grafica e non faccia perder tempo. È necessario, quindi, coinvolgere e condurre l’utente all’azione desiderata.

 

 

Grazie all’eye tracker, è possibile studiare il percorso visivo (ed i tempi di latenza) di un consumatore che naviga su una pagina web, per raggiungere determinati contenuti.

 

 

In pratica, il neuromarketing serve per:

 

  • assumere il punto di vista del consumatore;

 

  • individuare e comprendere il processo psicologico e mentale che si nasconde dietro l’acquisto;

 

  • ottimizzare le strategie di marketing e comunicazione di un prodotto e/o servizio, prevenendo la reazione dell’utente finale;

 

  • migliorare l’esperienza d’acquisto del cliente, affinchè la prossima volta, che avverte lo stesso bisogno, se ne ricordi.

 

 

Quali sono i tre elementi chiave durante il processo d’acquisto

che vanno valutati ed affinati?


ATTENZIONE

 

EMOZIONE

 

MEMORIZZAZIONE

 

Depositphotos 201725246 s 2019

ATTENZIONE 


Guidare l’attenzione di un consumatore verso un prodotto,

attraverso landing page efficaci sul sito web,

posizionandolo all’altezza degli occhi del consumatore sugli scaffali

oppure mediante un cartello pubblicitario in un punto ben visibile.

 

 

EMOZIONE

Suscitare le emozioni giuste, spingendo sempre il consumatore a comprare.

 

 

MEMORIZZAZIONE

Tener presente che lo stimolo che raggiunge un consumatore

fa scattare nella sua mente un sistema di codificazione e immagazzinamento dell’informazione.

Nel momento in cui lo stimolo si ripresenta, infatti, riemerge la stessa emozione,

positiva o negativa che sia.

 

 

Studia i meccanismi che spingono un consumatore a scegliere di acquistare un prodotto.

In base a questi, ottimizza il rapporto tra domanda e offerta, tra brand e utente finale.

 

Oggigiorno, è proprio il consumatore a cercare un advertising emotivo che soddisfi i propri desideri!

  • Default
  • Title
  • Date
  • Random

Strategie di naming per l’export

 

La scelta del giusto NAME di un brand o prodotto è estremamente importante per un’azienda, in quanto rappresenta il suo valore aggiunto in fase di vendita.

 

Già dalle prime pagine della Bibbia, si evince l’esigenza di dare un nome alle cose, dal momento in cui sono state create. Si legge, infatti: “Dio chiamò giorno la luce e notte le tenebre.’’

 

In sostanza, per tutti noi esiste solo ciò che ha un nome: quest’ultimo, però, non è un ‘’vestito’’ che può essere indossato da ‘’chiunque’’ o ‘’qualunque oggetto’’, piuttosto un’anima che dona a chi la possiede una certa unicità.

 

Nel processo d’acquisto, vale esattamente lo stesso concetto: soltanto ciò che ha un nome esiste realmente agli occhi di un consumatore. Pertanto, il NAME è l’essenza di un brand/prodotto che, con le sue peculiarità, diventa man mano riconoscibile agli occhi dell’utente finale.

 

Quanto incide il NAME sulla vendita di un prodotto?

 

E perché diventa importante il ruolo dell’Export Manager nella scelta?

 

 

La storia del brand è piena di casi di RE-NAMING, o meglio, di note aziende che hanno dovuto correre ai ripari per correggere NAMING, risultati errati.

 

Vediamo insieme alcuni casi studio:

 

  • ‘’ALFA 164’’ - l’ALFA ROMEO ha dovuto cambiare il NAME del prodotto solo per il mercato asiatico, la cui cultura indica il numero 4 come “sfortuna”; la sua combinazione con altri numeri viene spesso interpretata come “morte diffusa”. Quindi, ‘’ALFA 164’’ divenne ‘’ALFA 168’’, che significa “ricchezza diffusa”;

 

  • ‘’RITMO’’ - allo stesso modo, la FIAT ha trasformato questo nome in “STRADA” per il mercato anglosassone, perché il termine precedente, in lingua inglese, richiamava il ciclo mestruale;

 

  • ‘’VOLKSWAGEN JETTA’’ - la VOLKSWAGEN ha avuto la difficoltà a lanciare la sua “Jetta” in Italia, dove il nome richiamava, senza grande appeal, sia “gettare” che “jettatura”; infatti, è stato registrato un incremento delle vendite dopo aver svolto un’operazione di re-naming, optanto per “VENTO”;

 

  • ‘’PAJERO’’ - anche la MITSUBISHI ha dovuto cambiare il NAME del fuoristrada ‘’PAJERO’’ per il mercato spagnolo; infatti, la traduzione in lingua spagnola della parola ‘’pajero’’ conduce ad un’imbarazzante allusione sessuale; in Spagna, è stato commercializzato con il nome ‘’MONTERO’’;

 

 

  • il brand GERBER - si tratta di prodotti per l’infanzia, il cui nome potrebbe sembrare del tutto impersonale e innocuo; per il mercato francese, invece, tale vocabolo prende il significato di “vomitare”. Beh, si può immaginare come nessun genitore voglia associare al prodotto per il suo bambino l’augurio di un'indigestione.

 

L’Export Manager ha, quindi, il compito di supportare un’impresa nell’individuazione nel NAME più adatto, in relazione ai mercati esteri, attraverso strategie mirate ed evitando errori.

 

Quali sono gli step da seguire per la scelta del nome (naming)?

 

  • DEFINISCI I CRITERI;

 

  • FAI BRAINSTORMING E STILA UNA LISTA DI NOMI APPETIBILI;

 

  • SELEZIONA ALMENO 5 NOMI ATTRAVERSO IL PROCESSO AD IMBUTO;

 

  • CONDUCI DELLE INTERVISTE.

 

QUALI SONO I POSSIBILI CRITERI DI SCELTA?

 

Potresti optare per un nome che:

  • sia abbastanza breve;

 

  • sia facile da scrivere;

 

  • contenga una rima (tipo COCA-COLA);

 

  • sia insolito (ad esempio, MELLO YELLO);

 

  • abbia come iniziale una consonante forte (infatti, recenti studi dimostrano che le parole che iniziano con ‘’t, k, p, d, g, v’’ risultano maggiormente ricordabili nella mente del consumatore);

 

  • sia onomatopea, ovvero, legata a dei suoni (ad esempio, SNAP, TWITTER, KIT KAT, CRUNCH);

 

  • dia vita ad un linguaggio figurativo (mare, sole, luna, stelle); ad esempio SAMSUNG significa “tre stelle”, in riferimento al desiderio di affermarsi e rimanere in cielo come una stella (nei caratteri “Sam” come qualcosa di grande e “Sum” di eterno);

 

  • oppure che faccia riferimento ad un elemento geografico (ad esempio, AMAZON nasce dal fiume Rio delle Amazzoni).

 

STIMOLA LA MEMORIZZAZIONE DEL NOME NELLA MENTE DEL CONSUMATORE

 

È fondamentale scegliere un nome che sia facilmente memorizzabile. Dunque, prendi in considerazione delle tecniche che aiutano la sua memorizzazione, prediligendo giochi di parole e composizioni.

 

Ad esempio, FACE + BOOK ed INSTAGRAM ne dimostrano l'efficacia: quest'ultima, infatti, deriva dall’unione di “Telegram” e “Instant”; si tratta di un nome facile da ricordare, che racchiude il concetto di immagine veloce e pubblicata al momento.

 

 

LEGO, invece, nasce prendendo ispirazione dalla locuzione in lingua danese ‘’leg godt’’ (ossia, ‘’gioca bene’’); in seguito, l’azienda si accorse della similitudine con il verbo latino ‘’lego’’ dal significato di ‘’metto insieme’’.

 

BRAINSTORMING E LISTA DI NOMI APPETIBILI

 

In questa fase, è importante dare spazio alla creatività del team di lavoro, con l’obiettivo di generare il maggior numero di proposte: è proprio in quel momento che prendono vita delle idee geniali.

 

Si potrebbe partire da alcune parole o frasi legati al brand, ai colori, ai valori, ai significati espressi dal logo presistente, al territorio di provenienza, al Made in Italy, alla visione del prodotto, al messaggio che si vuol trasmettere.

 

IN COSA CONSISTE IL PROCESSO AD IMBUTO?

 

La tecnica dell’imbuto è un passaggio grazie al quale, dopo il primo step (brainstorming) di individuazione di quelli che potrebbero essere i termini da usare, scremiamo ulteriormente le proposte.

 

Attraverso una serie di specifiche domande, di seguito elencate, sarà possibile ridurre notevolmente le parole, selezionandone almeno cinque, fino ad arrivare alla scelta finale:

 

  • Il nome ha una lunghezza adeguata?

 

  • È facile da pronunciare in altri Paesi?

 

  • La traduzione del termine potrebbe presentare ambiguità e/o elementi negativi per un’altra cultura/lingua?

 

  • Trasmette sensazioni di positività?

 

  • È credibile? Oppure si è sparato troppo in alto?

 

  • Ha un forte appeal?

 

  • Può portare le persone a sceglierci, a confronto con altri prodotti similari?

 

  • Non esiste in altri ambiti e/o settori?

 

  • È troppo vincolante ad un prodotto e/o settore merceologico?

 

  • È coerente con il posizionamento e la filosofia del brand?

 

  • È disponibile per la registrazione, per il dominio di un sito web, per i social network?

 

INTERVISTA CHI TI CIRCONDA

 

Sottoponi i 5 nomi selezionati all’attenzione di colleghi, amici, potenziali clienti, per constatarne la fattibilità:

 

  • verifica la pronuncia e lo spelling;

 

  • stampa i nomi e posizionali sul prodotto;

 

  • pensa ad un logo legato a quel nome.

 

 

‘’A good name can give a good business an advantage,
but the best name in the world can’t save a bad business’’

 

  • Default
  • Title
  • Date
  • Random

Marketing emozionale:

strategie di comunicazione

 

 

Al giorno d’oggi, è fondamentale lavorare sull’umanizzazione di un’impresa, in termini di comunicazione.

 

Stiamo vivendo l’era del Marketing 4.0: come l’industria 4.0 tende all’automazione, così il marketing subisce una trasformazione, passando dal tradizionale al digitale.

 

A tal proposito, ogni azienda dovrebbe comunicare in maniera bidirezionale, tenendo conto del comportamento degli utenti, compresa la sua esperienza online. 

 

Infatti, ognuno di noi è caratterizzato sostanzialmente da due tipi di connessione: cuore e cervello. Pertanto, bisogna adottare una comunicazione che sia in grado di attivare sia la parte istintiva che ragionata di una persona, quindi, una strategia comunicativa che lavori su entrambe le sfere:

 

  • INTELLIGENZA - parlare alla mente;
  • EMOZIONE – toccare il cuore.

 

 

Alla base del nostro essere c’è la soddisfazione di un bisogno, di un desiderio, che sia semplice o complesso. Perciò, è necessario individuare ed analizzare quei bisogni, per poi trasformarli in emozioni.

 

Ciò vale sia per il mercato italiano che per quello estero, ma va considerato il fatto che i livelli di bisogno cambiano a seconda del territorio a cui ci si approccia: di conseguenza, è indispensabile fare una valutazione attenta per aree di mercato, affinché si percepisca quanto un prodotto sia commercializzato in un paese, fino a rendersi conto del livello di bisogno, agendo di conseguenza.

 

Oltre ad emozionare, è fondamentale riuscire a dare una risposta immediata, ascoltando, osservando ed esaminando le esigenze degli utenti. Ad esempio, progettare un sito web e/o un e-commerce performante vuol dire essere capace di fargli compiere poche azioni ma mirate: dobbiamo accontentarlo, soddisfacendo il bisogno in poche mosse.

 

Ogni azienda ha l’esigenza di catturare l’attenzione. Le informazioni su internet sono davvero tante, quindi, non è semplice infilarsi nel cosiddetto ‘’marketing dell’attenzione’’:  ciò non significa che sia un’impresa impossibile, anzi, solo lavorando sull’intelligenza, sia logica che emotiva, in contemporanea, possiamo raggiungere l’obiettivo.

 

Lo storytelling, ad esempio, è un valido strumento per una strategia comunicativa di riuscita: un sistema ormai collaudato per l'efficacia a livello di funzionalità.

 

WhatsApp Image 2021 04 21 at 13.36.53

 

 

Come realizzare uno STORYTELLING di successo?

 

  • Stabilisci un obiettivo – è da qui che parte tutto, ovvero, l’idea, la strategia, il modus operandi;

 

  • parla semplice - utilizza un linguaggio chiaro e trasparente;

 

  • scrivi con sentimento – concentrati su un sentimento specifico ed esprimilo, seguendone il flusso;

 

  • usa un ritmo ben preciso – quanto più vicino alla tua realtà interiore, adoperando frasi brevi e coincise, scandite dall’assonanza tra le parole (meglio non complesse, ma di uso comune);

 

  • distinguiti dalla massa, mediante uno stile unico nel suo genere;

 

  • inquadra un’idea (precisa e chiara), che sia collegata ad un sentimento – scrivila subito, così come appare nella mente; poi riesaminala, affinché sia plausibile; stila una storia senza fermarti, fino alla fine; leggila e modificala, se necessario (è fondamentale che esprima esattamente l’idea primordiale); ciò garantisce autenticità e originalità del racconto;

 

  • scegli un argomento di uso comune (dolore, paura, amore, morte) – must che emozionano tutti; ricorda che siamo fatti di ricordi, anche se viviamo nel presente; il coinvolgimento del lettore è alla base di tutto; quindi, fai degli esempi concreti di vita, in cui ogni persona si riconoscerebbe; redigi periodicamente una lista di argomenti interessanti, che potrai trattare di volta in volta;

 

  • scrivi di getto - anche se non hai nulla da dire in quel momento; tieni conto che il cervello non si ferma mai; si consiglia di scrivere almeno per mezz’ora di seguito ogni giorno, perchè aiuta a sviluppare le abilità di scrittura;

 

  • inserisci personaggi credibili nella tua storia, che siano facilmente riscontrabili nella realtà, tangibili;

 

  • coinvolgi ed emoziona - il racconto, più del concetto, ha una potenza straordinaria.

D’altronde, le emozioni vengono provocate dalle storie: l’utente, infatti, avverte una connessione tra cuore e cervello, che collegherà al brand che l’ha scaturita, per poi riconoscerlo nel tempo.

 

Non è sufficiente analizzare i comportamenti del target, ma bisogna scendere più nello specifico. Se vuoi posizionare il tuo prodotto in un mercato, oltre ad avere ben chiaro il messaggio da trasmettere, chiediti sempre:

 

A chi lo comunico?
Qual è il mio target?
Chi voglio raggiugere?

 

Più conosciamo gli interessi del pubblico di riferimento, più sapremo sul loro conto e sulla psicologia, riuscendo nel nostro intento.

 

Non possiamo utilizzare le stesse formule per tutti, soprattutto se ci rivolgiamo a mercati diversi, perché tutto cambia in base a cultura, modi di vivere, tradizioni.

 

L’importante è stimolare: trasferire un messaggio preciso, attraverso immagini che fuoriescano, in un certo senso, dal contenuto, senza mai perdere di vista il desiderio dell’utente.

La comunicazione è l’essenza di qualsiasi business per un marketing vincente per approdare su nuove terre: bisogna approcciarsi al consumatore attraverso le sue esperienze emozionali, anziché il solito valore d’uso effettivo del prodotto.

 

Il 20% è ciò che dici, l’80% è come lo dici!

 

Prendiamo coscienza dell’evoluzione del marketing e sfruttiamola a nostro vantaggio.

  • Default
  • Title
  • Date
  • Random

International Business Etiquette

 

 

Nell’ambito dell’internazionalizzazione, è fondamentale conoscere ed applicare le INTERNATIONAL BUSINESS ETIQUETTE: un insieme di regole comportamentali e di comunicazione, applicabili alla sfera delle relazioni commerciali con l’estero.

 

Questa sorta di ‘’protocollo’’ è molto utile per:

 

  • evitare incomprensioni e “passi falsi”, inconsapevoli, nel momento in cui si entra in contatto con una cultura diversa;

 

  • adottare una condotta culturalmente compatibile con valori, abitudini e stile di vita dell’interlocutore estero;

 

  • condurre una trattativa d’affari rispettando sia l’etica che la ‘’corporate culture’’, ossia, la cultura organizzativa;

 

  • trasferire i “significati” desiderati, affinché siano correttamente interpretati dal destinatario del messaggio che li riceve (e viceversa).

 

Fare business con Paesi culturalmente distanti dal proprio vuol dire tener conto che quello che ci appare sensato in un determinato frangente, potrebbe non esserlo per chi risiede in un altro Paese, che applica delle regole completamente differenti nelle medesime circostanze.

 

 

Pertanto, ogni nazione ha le sue convenzioni nel fare affari, in base ai vari contesti relazionali.

 

DRESS CODE (Business Attire)

 

Si consiglia di:

 

  • togliere i guanti prima di stringere la mano e presentarsi;

 

  • rimuovere gli occhiali da sole e/o il cappello mentre si fa ingresso in un ambiente chiuso;

 

  • per un uomo occidentale, indossare la cravatta negli incontri d’affari;

 

  • per una donna, sobrietà nel profumo, nei gioielli e nel make-up.

 

MEETING

 

  • Ogni incontro andrebbe fissato con un anticipo di almeno 2 settimane, strutturando e condividendo gli argomenti (i punti più importanti all’inizio), oggetto della riunione;

 

  • è opportuno chiedere e fornire l’elenco dei partecipanti ad una riunione, ossia, i nominativi e le relative funzioni, in modo tale che le persone di status equivalente siano presenti con pari livello e potere di interlocuzione; generalmente, i partecipanti rappresentano il commitment aziendale (profilo tecnico, commerciale, decisore);

 

  • soprattutto nei Paesi asiatici, defezioni o sostituzioni di ruoli/responsabili del progetto con persone senza la necessaria esperienza/prive di deleghe vengono interpretate come assenza di commitment; quindi, nel caso, sarebbe preferibile chiedere, con preavviso, di rinviare il meeting;

 

  • per cancellazioni last minute, è necessario, invece, avvisare per telefono e poi mandare una email di scuse, anticipando che si provvederà a riprogrammare l’appuntamento a stretto giro;

 

  • è buona regola inviare il company profile e/o puntuali informazioni preliminari, attinenti agli argomenti da discutere (dati e/o schede tecniche vengono sempre apprezzati);

 

  • non bisogna essere multi-tasking (ad esempio, guardare spesso il telefono/email, recuperare all’ultimo momento materiali e/o informazioni da cartelle o pc, ecc.);

 

  • attenersi ai tempi concordati per discutere degli argomenti;

 

  • attribuire compiti e scadenze precise; le conclusioni del meeting vanno sempre sintetizzate con un report (o minuta del meeting), da inviare entro un breve lasso di tempo dall’incontro (24-48h); ad esempio, tedeschi e americani redigono briefing per punti molto schematici e sintetici.

 

PRESENTAZIONI

 

  • Quando un capo presenta in riunione la propria squadra, è buona norma farlo con nome e cognome di ogni collaboratore, seguiti dal ruolo aziendale;

 

  • la stretta di mano è con la destra; che sia breve (circa 3-4 sec.) e ferma; laddove la mano non fosse offerta (ad esempio, alle donne in India, più raramente in Giappone o nei Paesi arabi), il saluto consisterà in un cenno del capo;

 

  • evitare di tenere l’altra mano in tasca;

 

  • restare seduti durante le presentazioni;

 

  • lo scambio di business cards (biglietti da visita) precede la discussione; in Cina e Giappone, il biglietto va consegnato porgendolo con entrambe le mani verso l’interlocutore (e viceversa); nel riceverlo, si legge con attenzione e si pone davanti a sé sul tavolo, per la durata dell’incontro, orientandolo verso il posto in cui è seduto l’interlocutore (quindi, non deve essere assolutamente infilato in tasca); se l’intenzione è quella di collaborare stabilmente con alcuni Paesi (ad esempio, Russia, Brasile, Paesi Arabi, Cina e Giappone), il biglietto da visita deve essere bilingue.

 

BUSINESS LUNCH

 

Su nostro invito, assicurarsi che:

 

  • i capi siedano di fronte e i collaboratori ai lati di ciascuno (placement);

 

  • il tavolo sia al riparo da rumori fastidiosi (musica, altri commensali, traffico in strada) e porte di ingresso o di servizio;

 

  • il centro-tavola non sia di intralcio al contatto visivo con l’interlocutore o alle pietanze;

 

  • cibi o bevande servite non contrastino con precetti culturali degli ospiti.

 

Se si è ospiti all’estero, invece:

 

  • è fondamenteale arrivare puntuali;

 

  • ringraziare all’inizio e al termine per l’invito ricevuto; un piccolo regalo è ammesso soltanto se non è impegnativo;

 

  • tener conto che l’alcool non è ammesso ovunque (ad esempio, nei Paesi musulmani, solo nei ristorante di hotel internazionali);

 

  • chiedere le posate se non si è abili con le bacchettine; quindi, mai usarle per infilzare;

 

  • la porzione aggiuntiva va rifiutata con cortesia, se non se ne sente l’esigenza;

 

  • è buona cortesia lasciare un po' di cibo nel piatto sia in Giappone che nei Paesi latini; al contrario, in Germania.

 

In sostanza, è fondamentale veicolare positivamente la propria immagine e reputazione nel mondo degli affari. Tale “galateo del business” ha semplicemente lo scopo di ottimizzare il potenziale professionale e umano, per garantire una certa credibilità all’azienda: non si tratta di un sistema rigido, ma di piccoli suggerimenti per migliorare le tue performance all’estero.

 

 

  • Default
  • Title
  • Date
  • Random

Come ottenere maggiore visibilità

su LinkedIn?

 

 

Informa

L'obiettivo principale è fare cultura: far conoscere quello che non è noto a tutti e creare il bisogno.

Comunica

Ogni professionista ha l'esigenza di far conoscere i propri servizi ed ogni azienda i suoi prodotti.

Convinci e Ri-convinci

Se avrai fatto cultura, creato il bisogno e convinto dei tuoi servizi/prodotti, probabilmente, avrai dei nuovi clienti.
Un cliente soddisfatto è un cliente propenso ad avvalersi nuovamente degli stessi servizi/prodotti.

Quali sono Le Best Practice da seguire?

  • Rispecchia i valori aziendali;
  • Sottolinea l’interesse per i settori in cui vuoi dimostrare la tua esperienza;
  • Comunica il valore aggiunto;
  • Dimostra di essere la soluzione per risolvere un problema, per nuove opportunità, per soddisfare un bisogno.

Una delle tecniche più efficaci per raggiungere tali obiettivi resta sempre lo storytelling: l’arte di raccontare storie come strategia di comunicazione persuasiva. È un racconto che vede il cliente come protagonista: il servizio e/o prodotto è la tua bacchetta magica, che ti consente di realizzare quanto desideri; molto meglio, se la storia ha una serialità e non si esaurisce in un video/testo/foto.

Dunque, migliora le tue performance su LinkedIn attraverso:

PROFILO

NETWORK

CONTENUTI PERSONALI ED ORIGINALI

Come creare un profilo efficace?

  • Analizza i potenziali clienti/partner;

  • Pensa a cosa puoi offrire (Value Proposition Canvas) e comunicalo con un tono di voce ed uno stile che ti rendano riconoscibile e accattivante per il pubblico che intendi raggiungere;

  • Personalizza l’URL: sarà necessario entrare nelle impostazioni del profilo e cliccare su “Modifica URL del profilo”; inserisci il tuo nome e cognome, sostituendo la sfilza di numeri, che è stata generata automaticamente dal sistema; ciò ti permetterà di dimostrare quanto sei attento al personal branding;

  • Aggiungi la Copertina: se lavori per un'azienda, magari, potresti proporre ai grafici di creare un’immagine di copertina che sia uguale per tutti i dipendenti; in questo modo, verrà rafforzato il concetto di appartenenza ad una community e/o di ambassador di un progetto; qualora, invece, fossi un freelance, scegli un’immagine ad hoc, che faccia capire al primo colpo chi sei, di cosa ti occupi ed il tuo stile;

  • Aggiungi la Foto profilo: seleziona una foto professionale, optando per un’immagine recente, in primo piano e con uno sfondo omogeneo;

  • Aggiungi una Headline (massimo 120 caratteri): sostanzialmente, non si tratta del Job Title, ma contiene parole chiave indicative della tua competenza;

  • Aggiungi la tua Bio: spiega chi sei e cosa puoi fare nella tua biografia, usando uno stile personale, quindi, non eccessivamente formale; in questo spazio, delinea il tuo obiettivo e cosa sai fare;

  • Aggiungi un Link: inserisci un portfolio, ovvero, i diversi lavori, link e descrizioni, perché ciò contribuisce a rendere più completo il tuo profilo; è fondamentale assicurarsi di incorporare tutto ciò che ha fatto realmente la differenza e che ti rappresenti a 360°;

  • Ottimizza la tua esperienza professionale e le competenze: stila una descrizione per ogni posizione lavorativa ricoperta; cerca e aggiungi le parole chiave riconducibili alla tua professione;

  • Compila il profilo nella lingua del tuo target;

  • Rendi il tuo profilo pubblico per una maggiore visibilità. 

Come costruire un buon Network?

  • Utilizza i gruppi e le organizzazioni, utili per farsi conoscere, postando contenuti ed interagendo attivamente con altri membri almeno 1/2 volte a settimana;

  • Collegati con profili che possano offrirti opportunità di crescita e di business, quindi, scegli con cura i contatti da aggiungere;

  • Chiedi referenze a chi ti conosce: esse mettono in luce gli aspetti salienti della tua professionalità, ma anche quelli della tua personalità, accompagnate dalle cosiddette ''Soft Skills''.

Cosa aspetti?

Se vuoi avere successo su LinkedIn, mettiti subito all'opera!

  • Default
  • Title
  • Date
  • Random

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di altri. Se vuoi sapere di più o negare il consenso leggi l'informativa.